Intervista ad Alberto Bombonato

Intervista ad Alberto Bombonato di Pontecchio Polesine in provincia di Rovigo autore dell’ebook ‘Khal. Il Signore del Male’ edito da GDS, presente alla nostra rassegna ‘Un libro per domarli’ a Este il 16 marzo.

Sotto lo stendardo insanguinato di Alajama, Città dell’Acqua, immani schieramenti diferoci licantropi, di agili uomini drago e di insaziabili skroll ammorbano con il tanfo pestilenziale della Morte loro compagna l’ultimo baluardo della Resistenza: a guidarli è Zoatar, gorilla di proporzioni immani, il comandante delle forze del Male governate da Ekon, essere semidivino in grado di controllare i quattro elementi per sfruttarli a proprio piacimento. Questo lo scenario: finché sopra di noi vola Merin, l’ultima aquila della sua stirpe, scampata alle distruzioni di massa dei nidi,Refis, la Signora dell’Acqua e Kronil Comandante delle forze della città, tra intensi batticuori celati ai più, cercano di portare in salvo l’ultima creatura forgiata da Ekon, il giovane Khal, pari o forse addirittura più potente del padre per votarlo alla causa del Bene.

E’ nei pressi della Sacra Cascata, in mezzo a una vegetazione a dir poco lussureggiante, che il ragazzo riesce a riprendere il controllo sulla propria mente, ignara del nefando passato, per assicurarsi la volontà nell’uso dei poteri.
Spazio al perdono è concesso, la stessa Ekonja, sventurata madre del giovane Khal e di Telia, la nuova Sailam, si riscuote dal torpore che la sua stessa umanità è in grado di restituirle: la distruzione e lo scempio perpetuati, grazie agli immensi poteri di cui è dotata che prevedono la manipolazione dell’aria e del fuoco, fanno parte di un passato da demone, vinto negli scontri con altri malefici grazie alla volontà di volersi liberare da un giogo crudele, quello impostole da Ekon. L’autore Alberto Bombonato ci guida nella storia poco per volta, tra agnizioni e scoperte postume, per far sì che il lettore intuisca i passaggi oscuri ancora sconosciuti ai protagonisti, tifando ovviamente per il Bene, anche se non mancano simpatie rivolte al gorilla ex ribelle o a Ekonja dalle mani grondanti sangue. Una città intera è destinata alla scomparsa, l’esodo che deve rigenerare l’umanità attraversa antri sotterranei affiancati da torrenti in cui si celano presenze misteriose, solo un muro magico nella biblioteca del tempio rimane in piedi a barriera dei fuggiaschi guidati dalla giovane Sailam, reincarnazione di potenze ancestrali. E’ un romanzo vivo, palpitante, si giunge alla conclusione con un’angoscia nuova per le sorti dei protagonisti. E Khal? Diventerà il nuovo Signore del Male come è nella sua natura? Un interrogativo che troverà risposta solo nella lettura.

La gran parte delle creature presenti nel libro, tra cui gli uomini drago e i figli di Ekon, sono il risultato di una manipolazione genetica resa possibile solo grazie al controllo dei Quattro Elementi, un potere quasi divino. Come inseriresti Ekon all’interno della cosmogonia dell’universo creato in ‘Khal. Il signore del male?
Ai greci dobbiamo gran parte della nostra cultura ma anche delle nostre credenze e miti. A Empedocle in particolare, filosofo e matematico greco vissuto attorno al 450 a.C., dobbiamo la teoria dei quattro elementi che si è trascinata all’interno della nostra storia fino a ridosso dell’epoca moderna. La terra che sosteneva l’acqua, sopra alla quale si ergevano i cieli, al di sopra dei quali splendevano le stelle fiammeggianti. La vita nasceva, esisteva e terminava grazie alle interazioni tra acqua, terra, aria e fuoco, considerate sostanze eterne e indistruttibili. Queste interazioni erano comandate da due principi, il Bene e il Male. Che visione straordinaria e romantica, considerando i suoi 2500 anni di vita. Ekon è il risultato dell’atavico scontro tra queste forze. Egli non è l’unico sopravvissuto. Entità altrettanto potenti ritornano da un remoto passato in aiuto di Khal e compagni. La sorellastra di Khal, Telia, diverrà l’incarnazione vivente dell’elemento acqua stesso; diverrà la Sacra Sailam. Nel secondo episodio di Khal il rapporto da questi due esseri, Ekon e la Sailam, verrà ripreso, per spiegare ulteriormente le origini del mondo narrato nel romanzo.

La sede delle forze del Bene, se così vogliamo chiamarle, è Alajama, la città dell’Acqua, un’oasi pura nel deserto della malvagità imperante di Ekon. Essa è retta da Refis, Signora della città. Spiegaci il sistema di governo adottato e se secondo te potrebbe essere applicato anche a una delle moderne città contemporanee.
Nel romanzo viene descritta una società priva di differenze tra uomini e donne, dove ogni individuo può avere accesso al genere di insegnamenti che più si addicono a capacità che si sentono proprie, o che comunque possano stimolare l’impegno per il raggiungimento degli obiettivi che si sono prefissi. Io ho studiato materie tecniche quando invece adoro la lettura e la scrittura. Ad Alajama probabilmente non sarebbe potuto succedere. Vorrei allargare la visuale della domanda prendendo come riferimento il mondo anziché la singola città. Un mondo in cui gli individui perseguissero gli scopi che più sentono affini al loro essere sarebbe un mondo migliore. Eccellenze in ogni settore dell’umana conoscenza nascerebbero come fiori dopo un temporale nel deserto. Refis, la Signora dell’Acqua guida di Alajama, rappresenta in qualche modo quello che Dante Alighieri chiamava la Virtù che guida l’intelletto umano, cioè Dio. Da credente quale sono, ritengo che l’uomo non sia in grado di fare da solo. Tutto il nostro sapere si disintegra di fronte alla presa di coscienza della piccolezza della nostra esistenza, se confrontata con l’universo che ci circonda. E’ per questo che abbiamo bisogno di un legame con un essere superiore, per non smarrirci.

La figura di Zoatar è ambigua, da una parte suscita simpatia ma dall’altra è anche il comandante della guardia di Ekon. Spiegaci come evolverà questo personaggio nel corso del romanzo.
Zoatar si è arreso, ha ceduto al male con l’onore delle armi. Ha compiuto il percorso all’incontrario. Da eroe implacabile per la stirpe dei gorilla giganti è passato al servizio di Ekon, senza se e senza ma. Resterà uno spietato cacciatore. Un filo sottile e resistente come l’acciaio lo manterrà suo malgrado legato alla sua pupilla. Ekonja, figlia dell’oscuro signore, continuerà infatti a sfuggirgli come acqua tra le mani. Non ci sarà pace per Zoatar, continuamente travolto dal destino di crudeltà che ha scelto di voler vivere.

Il fantasy al giorno d’oggi è quasi passato di moda e all’interno del settore ci sono pochi nomi italiani che hanno avuto ampie risonanze all’estero. Perché hai scelto di scrivere un fantasy? Era una storia che ti portavi dentro da tempo o che è sorta così, quasi per caso?
L’inizio del libro corrisponde al mio stato d’animo di quella mattina di fine agosto del 2010 quando, al ritorno da una splendida vacanza in montagna con la famiglia, mi sono ritrovato al lavoro col telefono che suonava in continuazione. Mi sentivo in una gabbia. Avevo veramente la necessità di scappare. Così alla sera nella tranquillità della mia casa ho aperto Word e, come spesso mi era successo in passato, ho cominciato a scrivere e a fuggire lontano. Dopo avere messo giù le prime frasi non avevo idea di cosa ne sarebbe nato, ma fin dall’inizio era stato chiaro dentro di me che quella volta sarei arrivato in fondo. Che avrei scritto un libro. E così è stato. Il resto lo hanno fatto le righe del testo che si sono succedute una dopo l’altra, quasi fossero loro a raccontare a me la storia di Khal, il giovane guerriero figlio del potente signore del male.

Intervista a cura di Camilla Bottin

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