Intervista a Matteo Strukul

A tu per tu con Matteo Strukul, presente alla nostra rassegna letteraria il 6 aprile, presenterà il suo nuovo libro ‘La giostra dei fiori spezzati’ in uscita il 25 marzo per Mondadori.

Interprete di quella Padova che si tinge di rosso nella fantasia di milioni di lettori, Matteo Strukul, cofondatore del movimento Sugarpulp, ci presenta la sua moderna Valchiria, Mila Zago.

Sei stato ‘scoperto’ da Massimo Carlotto, vuoi raccontarci come vi siete conosciuti e come è proseguita la vostra collaborazione?
Conoscevo Massimo da tanto come lettore dei suoi romanzi, ne amavo lo stile così legato alla tradizione noir e hard boiled che tuttavia cercava, trovandola, una via personale al genere, differente da quella francese e americana, le due scuole noir per eccellenza. Per questa ragione al Salone del Libro di Torino 2010 me ne sono andato allo stand delle Edizioni E/O, dove Massimo stava firmando copie dei suoi romanzi. A quei tempi ero responsabile dell’ufficio stampa di Meridiano Zero, coraggiosa casa editrice padovana interamente dedicata al noir. Mi sono presentato a Massimo e ricordo perfettamente che lui ha detto, e questa cosa ha dell’incredibile: “So perfettamente chi sei”. Certo, ai tempi avevo già fondato Sugarpulp e scrivevo per le pagine della Cultura del Mattino di Padova, ma che un simile fatto avesse in qualche modo catturato l’attenzione di Massimo Carlotto mi aveva perlomeno sorpreso e lusingato, e sto usando degli eufemismi. Più tardi avrei capito quanto l’attenzione e la capacità analitica siano due delle grandi doti di Massimo. Ma, tornando a noi, be’ gli ho detto che avevo questo manoscritto pronto e lui mi ha risposto che insieme a Colomba Rossi intendeva curare una nuova collana per le Edizioni E/O e dunque che avrebbe letto con piacere la mia storia. Qualche giorno dopo mia moglie Silvia consegnava il manoscritto intitolato, ai tempi, “Nordest Cowgirl” a casa di Massimo Carlotto. Circa un mese e mezzo dopo mi è arrivata una mail da Colomba Rossi che mi diceva che avrebbe voluto incontrarmi perché aveva letto il romanzo. Ero a dir poco sorpreso e frastornato, ricordo di averle risposto: “Ma il romanzo ti è piaciuto?”. Dopo pochi minuti è arrivata questa risposta: “Molto, sennò perché vorrei incontrarti, secondo te?”. Insomma è stato pazzesco, ci siamo incontrati. Anche Massimo era entusiasta della storia e l’anno successivo “La ballata di Mila” ha inaugurato la nuova collana Sabot/Age diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto per le edizioni E/O. Insomma, una bella soddisfazione e una bella storia da raccontare, e tutto grazie a un grande autore che con la sua generosità ha offerto una possibilità a una serie di nuovi scrittori, tutti usciti per la collana Sabot/Age. Il mio grazie va sempre anche a Colomba Rossi, la prima persona, dopo Silvia, mia moglie, a credere con coraggio e un entusiasmo incredibile in Mila.

Il personaggio di Mila Zago alias Red Dread è così ‘vero’ ma allo stesso tempo sembra uscito da una dimensione parallela popolata di guerrieri dei fumetti: come sei giunto ad elaborare una dimensione psicologica così profonda? Quali elementi del reale hanno contribuito a formare la sua identità?
Guarda, volevo fermamente un personaggio femminile protagonista e lo volevo forte e determinato. Per mio gusto personale, i personaggi femminili hanno sempre avuto un fascino particolare, pensa a Milady ne “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas, o alla Crimilde del Nibelungenlied, o alla Clorinda di Torquato Tasso passando in tempi più moderni alla Lisbeth Salander di Stieg Larsson. E che dire, nel fumetto, di Elektra di Frank Miller o nel videogame di Bloodrayne? Tutti questi personaggi mi hanno fatto conoscere quanto molteplici siano le prospettive narrative per una figura femminile. E quanto ingiusta sia stata, nei confronti delle donne, la narrativa di genere, che pure adoro, che troppo spesso relega la donna in uno steccato narrativo rassicurante da Dark Lady. La bellona cattiva, tutta sesso e manipolazione, che seduce e poi perde. E questo quando va bene. Ancora più spesso le eroine – si fa per dire – dei polizieschi sono delle perdenti, magari alcolizzate con figli a carico, oppure anatomopatologhe ipersensibili ed efficienti. Insomma, donne maledettamente rassicuranti, donne confinate in cliché precisi in modo da non far male. Mila è l’esatto contrario: forte eppure fragile, fredda e spietata ma con una rabbia che cova e deflagra nel suo cuore. Odia gli uomini perché la deludono sempre, ma vorrebbe disperatamente innamorarsi di almeno uno di loro. E poi è una vendicatrice, è una donna che può fare a pezzi un uomo anche fisicamente, si ribella alle regole, è una deviante perché è incapace di elaborare il lutto che invece la consuma e lo fa al punto da trasformarla in una Valchiria moderna. Eppure, fragili barbagli di coscienza la mangiano dentro, le voci immillano le personalità nella sua testa e lei si trova spesso a commettere errori, a compiere scelte discutibili anche se poi, alla fine, pur seguendo la legge del taglione, prova a seguire un suo concetto di giustizia. Insomma Mila è rabbia e pianto infinito. Victor Gischler, un grandissimo romanziere americano, ne ha dato una definizione bellissima una volta. Voglio riportare quella definizione in questa intervista: “C’è sempre stato qualcosa di meravigliosamente intrigante nelle donne guerriere. E lo è sempre stato in modo quasi ancestrale. Date a una donna una pistola e una spada, rovesciatele il mondo addosso, e fate un passo indietro. Mila è un esempio stupefacente di un simile archetipo. Tutti dovremmo avere con noi, nelle nostre vite, delle donne bellissime e in grado di farci paura, almeno un po’. Piene di grazia ma anche di coraggio e grinta, dolci ma spietate”. Poi, come dicevi tu c’è anche tutto il bisogno di dare alle donne un personaggio femminile italiano coraggioso, ribelle, pronto a reagire a questa cultura della sopraffazione dell’uomo sulla donna che caratterizza il nostro Paese che è, da questo punto di vista, ancora fermo agli anni ’50. Pensa al 46% di donne italiane occupate contro il 70% della media europea, gli stipendi inferiori a parità di qualifica, il vuoto di rappresentatività a livello politico (non abbiamo mai avuto un premier, un segretario di partito o un Presidente della Repubblica donna) mi domando perché? Gli uomini ad oggi sono stati così ineccepibili? Direi proprio di no. Perciò, vedi, la piaga del Femminicidio è la punta di un iceberg di vergogna e ingiustizia. Mila vuole aprire un conflitto da questo punto di vista, anche per questo motivo sono molte le lettrici di Mila. A loro va il mio grazie imperituro. Naturalmente va anche ai lettori perché significa che hanno capito il senso di un personaggio come Mila, ma è un fatto che i lettori, rispetto alle lettrici, sono una minoranza.

‘La ballata di Mila’, il libro con cui ti sei imposto all’attenzione dei media, ha un seguito, ‘Regina Nera. La giustizia di Mila’: vuoi accennarci qualcosa sull’evoluzione della protagonista?
Be’ in parte ho risposto al punto precedente. Mila in “Regina nera” è molto più dark, più spezzata, ferita. Il male che vede non la colpisce in prima persona, non c’è più la vendetta personale, c’è il desiderio di proteggere e aiutare altre donne – vittime. Lo sapevi che il rapporto UNICEF 1999/2000 ha evidenziato che le donne uccise – anche se per opportunità si usa il termine “scomparse” – da uomini nel mondo sono state 60 milioni? Si tratta del più grande olocausto della storia. E parliamo di un anno, capisci? Qualcuno lo sa? Prova a pensare come potrebbe prendere Mila una notizia del genere. Il punto è che non lo sa nemmeno lei. Ma ci sono altre donne nel romanzo che lottano insieme a lei, come ad esempio la prima candidata premier italiana… e questa naturalmente è fantascienza, ecco in questo senso direi che questo romanzo è un fantasy ah ah ah! A parte le battute, quella di “Regina Nera” è una Mila molto più cupa, e con le ombre addosso, rispetto a quella de “La ballata”. Devo anche dire che un simile aspetto ha entusiasmato gli editor inglesi i quali hanno acquistato i diritti di entrambi i romanzi. Per questo l’etichetta Exhibit A dell’editore Angry Robot (che fa parte del gruppo Random House negli States e di Harper Collins in UK) pubblicherà i due romanzi di Mila a partire da giugno 2014 in USA, Inghilterra, Canada, Scozia, Irlanda, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e insomma in tutti i Paesi di lingua inglese del mondo. Il personaggio, secondo loro, ha delle potenzialità enormi.

Sei il cofondatore del movimento Sugarpulp: è successo prima o dopo la pubblicazione de ‘La ballata di Mila’? La tua opera potrebbe diventarne un manifesto?
Guarda, Sugarpulp è nato nel 2009 e “La ballata di Mila” è uscito nel 2011. Quindi Sugarpulp è nato prima. Il manifesto del movimento recita: “… Sugarpulp vuole mandare a memoria la lezione americana della spettacolarizzazione della scrittura, prendendo a modello le nuove avanguardie di una new wave a stelle e strisce che annovera nelle sue file autori di grande successo come Cormack McCarthy, Joe Lansdale, Victor Gischler, Elmore Leonard. Sono solo alcuni esempi, certo, ma i modelli citati costituiscono il calco di un imperativo: creare una narrativa giovane, fresca, veloce, che racconti storie slabbrate, rabbiose, piene di humour nero e dissociazioni mentali. Le storie Sugarpulp sono girandole impazzite, sono pastiche di piombo e noir, di tradimenti e devianze, sono la nuova grande frontiera di uno scrivere che vuole celebrare la liturgia di una terra e una realtà sociale tipiche del Nordest”. Direi che “La ballata di Mila” riflette perfettamente questo tipo di narrativa. Devo anche dire che da allora sono successe molte cose e oggi il movimento ha trovato nell’associazione il proprio naturale sviluppo. Grazie a professionisti padovani dell’editoria come Giacomo Brunoro e Andrea Andreetta, siamo diventati qualcosa di molto più complesso e ambizioso: organizziamo un festival internazionale di letteratura che l’anno scorso ha portato al Centro Culturale San Gaetano quasi 8000 persone. Abbiamo invitato autori internazionali famosissimi come Jeffery Deaver, Joe R. Lansdale, Linwood Barclay, Victor Gischler, Tim Willocks, organizziamo decine di presentazioni nella nostra città nel corso dell’anno, abbiamo favorito la nascita di Sugarpulp Schio e Sugarpulp Udine, sezioni nuove e fondamentali di questo nuovo modo di intendere la scrittura e l’editoria. Un po’ alla volta dal pulp e dal noir abbiamo spostato l’attenzione su tutti i generi narrativi rimanendo però fedeli al genere, appunto, nel segno di Emilio Salgari. A questo proposito date un occhio al Pamphlet Sugarpulp. Non ci interessa educare i lettori o riflettere sull’esistenza, vogliamo creare grandi personaggi, storie mozzafiato e divertire i lettori, intrattenerli in modo intelligente. Chi legge un libro Sugarpulp deve terminare con la sensazione di aver visto un gran film. Vogliamo che i lettori siano il cuore pulsante del movimento e dell’associazione, perché chi scrive e lavora per Sugarpulp è anzitutto un lettore sfrenato e appassionato e guarda centinaia di film e di serie tv e legge i fumetti e pensa che sia bello condividere questa passione e se possibile trasmetterne qualche scintilla a chi magari a questo mondo si avvicina per la prima volta o, semplicemente, non l’ha frequentato troppo spesso. Ma in un’ottica di scambio. Non sopporto chi dice che i giovani leggono poco… ma come si fa a dire una simile bugia? Ma secondo voi Harry Potter, Hunger Games, Percy Jackson, Shadowhunters sono saghe di scarso successo? Mi viene da ridere! Solo che la scrittura sta cambiando, è sempre più meticcia, contaminata, veloce. Poi è chiaro adoro Joseph Roth e Friedrich Schiller, Wolfgang Goethe e Horace Walpole, Caleb Carr e Robert Louis Stevenson, Mary Shelley e Edgar Allan Poe, Erich Maria Remarque e William Faulkner e migliaia di altri autori ma il punto è… esistono anche i grandi autori di romanzi per Young Adults e sapete che c’è? Scrivono storie fantastiche! Quindi perché non parlare anche di quello? E perché non ricordare che Il Corsaro Nero e Sandokan sono il fondamento del romanzo seriale e incarnano un successo editoriale incredibile? E Emilio Salgari, che per inciso era veneto, è stato uno scrittore fondamentale per la storia della letteratura ed era orgogliosamente di genere, giusto?

La mafia del Nord Est: Padova e la Bassa sono lo scenario privilegiato dei tuoi romanzi. Parlaci del tuo prossimo libro ambientato nell’800 e spiegaci che tipo di ricerche stai conducendo per portarlo a termine.
“La ballata di Mila” cerca di ricostruire le dinamiche e i meccanismi della mafia cinese nel territorio del Nordest italiano. Il fenomeno del riciclaggio del denaro sporco con cui lavare i proventi maturati dallo spaccio dell’eroina uoglobe, il traffico di esseri umani attraverso il ricatto del permesso di soggiorno, i turni massacranti nei laboratori tessili clandestini con cui riscattare le migliaia di euro con cui vengono pagate le condizioni di legalità per rimanere nel nostro Paese, la concorrenza sleale operata in barba a qualsiasi diritto umano ancor prima che direttiva comunitaria o legge interna. E poi una ricostruzione delle dinamiche delle triadi, la storia delle società segrete, le nove sorelle di Hong Kong, la 14 K, il mito delle tigri di Shaolin. Per provare ad illustrare questi aspetti ho scelto il registro pulp perché credo che non sia giusto delegare in via esclusiva al noir il racconto della criminalità reale e globalizzata; ritengo piuttosto che ciascun genere narrativo possa rappresentare una chiave utile e interessante per illuminare e svelare certi meccanismi. Per quel che riguarda il mio terzo romanzo che uscirà a febbraio per Mondadori ho scelto invece di dedicarmi al romanzo gotico-storico. I riferimenti in questo caso sono autori come Robert Louis Stevenson, Arthur Conan Doyle, Joseph Roth, Igino Ugo Tarchetti, Edgar Allan Poe, Alan Moore, Dan Simmons, Wilkie Collins, Friedrich Schiller, Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, Caleb Carr, Charles Dickens, Anne Perry, Horace Walpole, Lindsay Faye, Stefanie Pintoff, Kate Summerscale, Clemens Brentano, Theodor Storm, Guy de Maupassant, Heinrich von Kleist, Ludwig Thieck, Luca di Fulvio e mi fermo qui perché potrei andare avanti all’infinito. Il punto fondamentale era omaggiare la mia città, Padova, che amo dal profondo del cuore e che ha avuto una storia straordinaria. Immagina il 1888, un serial killer e un alienista, la culla del Positivismo giuridico in Veneto… ma devo fermarmi, per ora, eh eh. Ho tanta voglia di parlarvi anche di questo mondo che ho provato a ricostruire ma aspetteremo febbraio, con la speranza che Padova – città e provincia – e il Veneto tutto vogliano sostenere e supportare questo mio romanzo con tutto l’affetto possibile: sono tre anni di ricerche in Biblioteca a leggere le cronache dell’epoca, a comprare e consultare monografie, a chiedere pareri a professori universitari di chiara fama e a sviluppare un lavoro infinito. Ma ora il romanzo è pronto. Incrociamo le dita. Spero anche che subito dopo l’uscita ne possa nascere un film o una serie tv per opera di un produttore veneto.

Intervista a cura di Camilla Bottin

Teaser trailer ispirato al libro ‘La ballata di Mila’

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