Intervista a Lorenzo Calanchini

A tu per tu con l’autore de ‘Il viaggio di Alyehl’ (Linee Infinite 2013) presente alla Rassegna Letteraria il 16 marzo.

Mi sembra che molti tuoi racconti (tra cui “La ricerca dello gnomo e “Punti di vista”) e in parte anche il nuovo libro “Le Fate di Serenarin” abbiano tra i protagonisti gnomi e fate, i personaggi più tradizionali del mondo fantastico. Quali letture hanno contribuito a fare di te uno scrittore fantasy?
Beh, sì, utilizzo i protagonisti classici dell’high-fantasy… vi sono affezionato da sempre, penso fin da quando, da piccolo, leggevo David Gnomo e avevo un bellissimo libro illustrato con l’immagine della sua casetta. Fantastico! Da quel momento, per me il fantasy ha significato per molti anni un rifugio sicuro, un posto accogliente e caldo dove potevo tornare con la fantasia, ogni volta che volevo. Una fuga dalla realtà, forse, ma una fuga ricca di ideali. Nel tempo, ho letto tantissimi librogame, poi chiaramente Tolkien, Eddings, Brooks, Ende, Zimmer Bradley, insomma gli autori classici nel panorama fantasy. Attualmente, però, le tinte del mio fantasy si stanno incupendo, se così si può dire, e da rifugio sicuro sta diventando – grazie alla scrittura – un mondo affascinante ma talvolta ostile, paradigma della vita reale, che mette di fronte a situazioni che portano a prove anche non di poco conto. E i classici personaggi fantasy non sono più così buoni e inattaccabili come nelle fiabe per bambini. Per esempio, nel mio racconto ‘Punti di Vista’ sia gnomi che fate sono creature bellicose e a tratti sadiche, tanto che perfino gli ogre non sembrano tanto più cattivi… E poi sto scrivendo qualcosa in cui… ah, ma questo non si può dire! In ogni caso, il fantasy occupa circa il 50% della mia ‘produzione letteraria’, ma mi dedico anche – e forse soprattutto – all’ambito drammatico e alla poesia.

La mezzelfa Alyehl compie in ‘Il viaggio di Alyehl’ (Linee Infinite 2013) una vera e propria “quest” per recuperare la Pietra dello Spirito. Come cresce il personaggio in quello che è un vero e proprio romanzo di formazione?
Sì, è una quest in senso stretto, che trae origine più che dal fantasy contemporaneo dagli antichi miti, si veda Odissea. Alyehl non è un’eroina, deve diventarlo e la strada da percorrere è lunga, così lunga che nel suo Viaggio, pur riuscendo a crescere, non arriva a compiere del tutto il suo destino. A breve inserirò sul mio blog un racconto spin-off che potrà chiarire un po’ le idee al riguardo e dare suggerimenti circa il seguito… Il personaggio cresce proprio grazie al viaggio che compie, grazie ai pericoli che corre e agli ostacoli che deve superare; ma, soprattutto, cresce grazie all’evoluzione dei suoi sentimenti e delle sue convinzioni, che è resa possibile dagli incontri che fa.

Il tuo lavoro non c’entra niente con la scrittura, sei un architetto. Come riesci a conciliare interessi così diversi?
Peggio: sono un architetto e un ingegnere. E’ già tanto che uscito dall’Università sapessi ancora parlare l’italiano (invero, non era cosa semplice). In più ho una famiglia con due figli. La scrittura è un’ambizione, una meta, infatti io non mi ritengo uno scrittore, ma soltanto una persona in cammino per cercare di esprimere qualcosa con le parole. E’ difficilissimo conciliare interessi e impegni così differenti, ma non a causa delle differenze in quanto tali, bensì per ragioni di tempo e di energie. In qualche modo, però, ci provo. 10 righe oggi, 10 righe domani…e pian piano si portano avanti dei progetti che durano da 2-3 settimane, come i racconti più brevi, a 3-4 anni, come i romanzi, che tra stesura della bozza, revisioni, proposta all’editoria e tempi di pubblicazione hanno iter davvero abnormi, almeno per me.

Intervista a cura di Camilla Bottin

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